CIAO, TI VOGLIO BENE!

Venticinque anni con i diversabili a Modica

Mario ha 75 anni e una forte sordità che si associa a deficit intellettivo. Ogni pomeriggio si veste, mette le bretelle e attende il pulmino che lo accompagna dai suoi amici “piccoli fratelli”. Poi il lunedì sera si dispone anche lui a cerchio attorno alla Parola di Dio e prega.
Non riesce a sentire quasi nulla della lectio divina che i suoi amici fanno, commentando e interrogandosi sulle parole del profeta Isaia. Ma in chiusura percepisce che ci si affida, come sempre in questi 25 anni di vita associativa, ancora una volta a Dio e allora recita anche lui il Padre Nostro. E lo recita a modo suo, metà italiano e metà dialetto. Qui si ripete settimanalmente il segno dell’attenzione ai più piccoli: tutto il gruppo si ferma e si adegua al ritmo e alle parole, lentissime, di Mario finchè lui non finisce e comincia allo stesso ritmo l’Ave Maria. La preghiera diventa corale e le parole di Mario diventano le parole di tutti.
Sembra di leggere Isaia 28,16: “Ecco io pongo una pietra in Sion, una pietra scelta, angolare, preziosa, saldamente fondata”, una pietra squadrata e sistemata in modo tale che divenga il sostegno adatto per accogliere tutte le presenze più piccole. Mario – in passato considerato lo “scemo del paese”, lo scarto – è stato questa pietra angolare per molti anni, su di lui poggiava il laboratorio di riciclo della carta e il servizio di accompagnamento nel trasporto disabili: accanto all’autista un diversabile che aiuta altri diversabili a salire a bordo.
Come sempre in questi 25 anni di associazione i Piccoli Fratelli di Modica svolgono le loro attività accanto, “con” e non “per” i diversabili, un cammino alla pari per uscire dall’isolamento del proprio handicap, della propria famiglia, della propria condizione. Come diceva don Milani, uscendo dai problemi insieme e non da soli. E in questi anni insieme si sono combattute le battaglie civili per l’abbattimento delle barriere architettoniche e per il riconoscimento dei propri diritti, senza raccomandazioni di alcun tipo! Gli stessi diversabili sono stati fondatori e sono gestori dell’Associazione, non distinguendosi più chi è diverso da chi, chi è l’utente e chi è il volontario…
Se li vai a conoscere ti spiazzano chiedendoti non di fare qualcosa “per” loro ma di andare a mangiare la pizza “con” loro, facendoti loro amico. Anche ora che gestiscono il loro centro pomeridiano di socializzazione e riabilitazione sociale in uno dei quartieri più difficili della città. Un quartiere di case popolari, con una sede ristrutturata e resa accessibile grazie ai fondi dell’8/1000, unica presenza sociale in uno degli obbrobri-dormitorio costruiti in passato nella zona commerciale della città, privo di servizi e luoghi di incontro e ingiustamente chiamato “Bronx”.
Qui è cominciata la sfida della convivenza con i bambini e i ragazzi del quartiere, fino a diventare punto di aggregazione anche per loro. E allora ti sorprendi a vedere il bullo del gruppo offrire la sua ultima sigaretta – che mai avrebbe nemmeno condiviso con i suoi pari – all’anziano diversabile con problemi di salute mentale.
Lo sfratto dai locali precedenti, che sembrava un segno del fallimento della propria azione sociale di riscatto, è diventata occasione di nuovi incontri e scoperta della presenza di Dio dove l’uomo fatica a vivere e a farlo onestamente. Torna di nuovo Isaia (cap.14): la storia umana sembra precipitare verso la catastrofe ma questa è invece il terreno fecondo e benefico perché l’opera di Dio si compia così da suscitare frutti di salvezza…
Oggi i Piccoli Fratelli contano più di cento soci e svolgono attività quotidiane a favore di circa sessanta ragazzi diversamente abili e/o con problemi di salute mentale. Anche quando un anno e mezzo fa è terminato un progetto a valere sui fondi della legge 328/2000 per l’accompagnamento personalizzato a disabili in situazione di particolare gravità, gli operatori hanno deciso di continuare gratuitamente la loro opera e l’attività prosegue con il sostegno dei fondi dell’8/1000 per le ordinarie spese di gestione.
Si svolgono attività di danzaterapia, musicoterapia, riabilitazione sociale, fattoria didattica – grazie a spazi verdi esterni messi a disposizione – soggiorni climatici e serate di fraternità. Di fatto l’unico centro pomeridiano di socializzazione per diversabili presente in città. Si è promossa negli anni anche una cooperativa sociale per l’inserimento lavorativo dei diversabili che attualmente gestisce il trasporto comunale per disabili e una libreria-editoria.
Ma i Piccoli Fratelli sono anche e soprattutto un luogo di incontro, in cui venire a scambiare due chiacchere, leggere insieme il giornale, giocare a carte (e qui ovviamente una coppia di diversabili è assolutamente imbattibile!). Ci si incontra e si rinnova la bellezza dell’amicizia e la gioia di stare insieme. “Ciao, ti voglio bene!” dice Marcello ogni volta che arrivi nella sede sociale, alzandoti e stringendoti forte la mano finchè non gli ricambi il ti-voglio-bene. In questo incessante quotidiano ripeterlo c’è il lungo cammino per ricucire ferite relazionali antiche e il rischio di potersi ancora fidare di qualcuno dopo l’infanzia tradita da troppe assenze.
Così si apre e si chiude ogni giornata, da 25 anni a questa parte. “Ci vediamo domani, se Dio vuole”, riconsegnando a Lui gioie sofferenze attese e sperenze. Caricandosi reciprocamente sulle spalle – come San Cristoforo con il bambino per attraversare il fiume, direbbe padre Amore, uno degli ispiratori dell’eperienza – per fare ancora un piccolo passo più in là. Come fratelli. Insieme.

Salvo Garofalo
 

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