Giubileo della Misericordia

Con le porte sante della misericordia nei luoghi di carità (cf. inserto vita diocesana allegato) si offre la possibilità di cammini per gruppi di catechismo, gruppi famiglia, gruppi giovanili, associazioni di essere aiutati a pratiche le opere di misericordia. Su questo spazio del sito si offrono aggiornamenti sulle otto porte sante nei luoghi di carità o in genere sul senso che aiutano a recupare per una misericordia che sia come quella del Padre, una misericordia che si arricchisca verso una pienezza misurata con il cuore smisurato di Dio.

 

Da Avvenire: Misericordia, anche nel Corano passa dalla porta

 
di Alessandro Zaccuri, 9 gennaio 2016 -

Le porte, le opere, il perdono: non manca nulla, solo che non è del Giubileo della Misericordia che stiamo parlando, ma del Corano. L’appellativo di al-Rahman è il primo che la scrittura islamica riserva ad Allah, lo si ritrova puntuale nell’invocazione che accompagna ogni capitolo o sura, quell’In nome di Dio misericordioso che l’arabista Bartolomeo Pirone ha scelto come titolo del suo nuovo saggio, appena pubblicato dalle Edizioni Terra Santa (pagine 232, euro 19,90). Già docente all’Orientale di Napoli, Pirone insegna attualmente alla Lateranense ed è autore di diversi contributi sulla società musulmana, tra i quali spicca Sotto il velo dell’islam, edito dalla stessa Ets nel 2014 e dedicato ai temi della famiglia, dell’educazione e della sessualità. Il libro su «ciò che della Misericordia si canta nel Corano» (così il sottotitolo) propone un itinerario complementare, nel quale ampie citazioni della Bolla di indizione dell’attuale Anno Santo servono a introdurre l’analisi del testo sacro islamico. Nel quale, come dicevamo, non solo la misericordia abbonda, ma compaiono anche le famose porte. «Nel Corano – spiega Pirone – riemergono spesso i riflessi della teologia della porta sviluppata in modo coerente nell’Antico e Nuovo Testamento, con una serie di rimandi che vanno dal Salmo 24 («alzatevi, soglie antiche, ed entri il re della gloria») al Libro di Ezechiele e oltre, fino alla designazione di Maria come ianua coeli. Sono elementi che si ritrovano nel Corano, appunto, sia pure con una differenza importante. Se infatti nella Bibbia la correlazione tra le porte della Città Santa e l’ingresso dell’Eden perduto è una conferma di come l’uomo sia stato creato a immagine e somiglianza di Dio, quest’ultima notazione cade completamente nell’islam, che respinge nel modo più drastico ogni eventualità di antropomorfismo divino».

E questo ha conseguenze sulla nozione di misericordia?
«Diciamo che viene accentuata la dimensione perpendicolare: in alto sta il trono di Dio, da cui discende la misericordia, e in basso, perfettamente allineata, c’è quella che con sant’Agostino potremmo definire “la città dell’uomo”. Il sistema di porte che caratterizza le mura di Gerusalemme nell’architettura voluta da Solimano il Magnifico nel XVI secolo rispecchia con esattezza la conformazione del Paradiso islamico, dove ciascuna porta ha una ben precisa connotazione spirituale. Un caso particolare è quello della cosiddetta Porta d’Oro di Gerusalemme, che si compone di due ingressi, entrambi murati. Uno prende il nome di Porta del Pentimento; l’altro è la Porta della Misericordia e, secondo la tradizione coranica, verrà aperto alla fine dei tempi da Gesù figlio di Maria. Nell’islam perdono e pentimento sono intimamente legati, a dimostrazione della misericordia e benevolenza di Dio. La preghiera con cui il pellegrino di ritorno dalla Mecca chiede l’apertura delle porte della misericordia divina viene fatta risalire allo stesso profeta Muhammad e per il musulmano, del resto, la porta per eccellenza resta quella della Mecca. Se dal piano terrestre ci spostiamo a quello celeste, ecco che in Paradiso la Porta di Muhammad torna a rivestire questa connotazione di misericordia».

Ma la misericordia islamica è riservata ai soli musulmani?
«Riconoscere che Dio è al-Rahman, “misericordioso”, significa prendere atto di una benevolenza che si estende a tutto il creato. Anche nell’islam esiste una dimensione universale della misericordia, che si esprime in prevalenza nella natura, che da questo punto di vista è perfettamente “musulmana”, e cioè sottomessa alle leggi divine. Nello stesso tempo, però, Dio è al-Rahim, ossia “misericorde” verso chi accoglie la vera fede. Non dimentichiamo che nel Corano il termine din, con cui si designa la religione, non appare mai al plurale. La rivelazione si inserisce in un ciclo che da Abramo e Ismaele porta al Profeta e quindi all’islam, manifestazione della misericordia divina in pienezza di dottrina e di operosità. Chi vi si conforma diventa a sua volta strumento di misericordia e ne beneficia. Ma chi non attua questo riconoscimento resta escluso dalla dinamica della misericordia. Tutti coloro che busseranno alle porte del Paradiso otterranno misericordia. Ma alle porte del Paradiso, in effetti, solo i musulmani potranno bussare».

Non c’è una contraddizione in questo? E non è su questa contraddizione che insiste il fondamentalismo?
«Il nodo sta nella consapevolezza che ciascun musulmano nutre dell’islam e di se stesso in quanto credente. Il tentativo, tutto occidentale, di distinguere tra islam radicale e islam moderato è in realtà priva di senso dal punto di vista coranico: esiste un’unica religione, un unico islam, tutto sta a conoscerlo rettamente. È un percorso particolarmente complesso, perché il Corano si presenta come parola scritta e immutabile, mentre il Vangelo, essendo espressione del Verbo incarnato, si concede al naturale scorrere della parola e al suo contestualizzarsi rispetto ai mutamenti della società. L’istanza di ritorno al fondamento e alla radice da cui derivano i fenomeni del fondamentalismo e del radicalismo può essere comprensibile, ma non deve trasformarsi in strumento di divisione rispetto alle fedi e ai credenti. È vero, nel Corano l’appello alla misericordia ricorre con una frequenza straordinaria, ma questo dato viene poi a perdersi nella predicazione di molti ulema o mullah. Da questo punto di vista, il fondamentalismo si combatte promuovendo una maggior conoscenza del Corano, in un processo di autodeterminazione che, pur non essendo ancora diffuso a livello generale, inizia a essere presente nella coscienza di diversi musulmani».

Potrebbe partire da qui il dialogo con le altre religioni?
«Sì, ma a patto di ricordare che la distinzione tra spirito e lettera, che nel cristianesimo deriva dal pensiero di Paolo, non agisce nell’islam. Il Corano stesso, che pure recepisce tanti elementi del Nuovo Testamento, non contempla l’evento della crocifissione di Gesù, che è invece centrale nella teologia paolina. Si tratta, a mio avviso, di un’omissione intenzionale, attraverso la quale la figura di Cristo viene ridimensionata e, da ultimo, subordinata a quella di Muhammad. Fino al caso-limite del cosiddetto Vangelo di Barnaba, un apocrifo nel quale Gesù stesso riconosce al Profeta dell’islam lo status di Messia».
 

 
 
 
 
 

 

Il CENTRO AGAPE E IL COSTRUENDO “DOPO DI NOI”…..LUOGHI VIVI DI MISERICORDIA

Dopo una trepidante attesa eccoci giunti al momento che segna l’inizio di un cammino di fede e gioia, di misericordia autentica e amore “agapico” con i nostri fratelli diversamente abili del Centro Diurno. E proprio loro continueranno ad essere gli attori, e non soltanto i destinatari, della Misericordia e dell’amore accogliente che emana da Dio Padre, e che trova piena espressione e significazione nel “donarsi pienamente e gratuitamente” ai fratelli. 
Aprire la Porta Santa non sarà pertanto solo un gesto simbolico o formale, quanto piuttosto il segno tangibile di una scelta ancora una volta riconfermata con decisione: aprire il Cuore, il proprio cuore pulsante, un cuore che vede nella misura in cui si sintonizza con il cuore dell’altro, con i suoi bisogni e desideri, con i suoi slanci e le sue fragilità. 
Giovedì 17 dicembre la celebrazione di apertura della Porta Santa avrà inizio alle ore 16.00 in Chiesa S. Cuore, presieduta dal Vicario Foraneo Don Gaetano Asta e il Parroco Don Matteo Buggea; dopo un momento di ascolto della Parola e delle testimonianze dei ragazzi e degli operatori del Centro, l’assemblea si muoverà in processione verso la Porta Santa, Via di comunicazione tra la Chiesa e la casa-famiglia per il Dopo di Noi; durante il passaggio verrà recitata la preghiera di Papa Francesco per l’anno giubilare, mentre all’ingresso al Centro Diurno verrà benedetta la Cappella appositamente preparata come luogo riservato di preghiera per i pellegrini e tutti coloro che vorranno custodire uno spazio personale di relazione con il Padre della Misericordia. Aspersa l’assemblea, con il Salve Regina si concluderà la cerimonia e si proseguirà con la visita del Centro, luogo di accoglienza e di fraternità, dove ogni giorno l’amicizia e la condivisione di storie, esperienze, percorsi di vita, si fa Pane Spezzato e misericordia vissuta nella reciprocità. 

 

CASA DON PUGLISI - La misericordia: «misura pigiata e traboccante» che rende fraterna la città

 

C’era tanta commozione lunedì 17 dicembre 2015 – prima ferie speciale di Avvento - tra le tante persone (e tra di essi molti giovani) presenti all’apertura della Porta santa della misericordia nella Casa don Puglisi di Modica. Nei giorni precedenti era maturato il senso della Porta santa di una Casa che, nel nome di don Puglisi, ospita mamme e bambini (e “non mamme”) cercando, con un mix di familiarità e competenza pedagogica, di aiutare a superare momenti difficili e a “ripartire”. Abbiamo pensato a un versetto di Luca, alla misericordia come «misura pigiata e traboccante», che è stato scritto sull’architrave della Porta. Misura pigiata per le molte cure che si richiedono nell’aiutare a ripartire nella vita, potendo contare su una “smisurata” disponibilità degli operatori nel curare crescita e bellezza. Misura traboccante perché, vivendo il servizio nella Casa, si sperimenta una pienezza ed una gioia che vanno oltre attese e parole. E, pensando alla proposta da fare ai pellegrini perché – celebrando la misericordia di Dio si viva l’indulgenza come impronta di vita nuova grazie ai meriti e all’intercessione dei martiri - è venuta in mente una convinzione di don Puglisi: «fedeltà e tenerezza generano costanza!». Che è stata scritta nella porta interna: chi viene alla Casa, infatti, è invitato a rapporti fedeli, pazienti … La Porta è stata aperta con un breve rito di introduzione che ha esplicitato come, alla radice di tutto sta, Cristo che, per don Puglisi, era il confidente, l’amico più caro e che, nella Casa, viene ogni ascoltato insieme nella sosta dei vespri comunitari. Dopo il rito introduttivo è stata aperta la Porta e celebrata l’Eucaristia, presieduta dal novello presbitero don Paolo Catinello che cura il cammino spirituale della Casa. Don Paolo ha sottolineato – commentando il vangelo del giorno, la genealogia di Gesù in cui sono presenti anche quattro donne straniere – come ogni vita diventa porta per la salvezza che Dio opera nella storia, oltre ogni pregiudizio. Generando la convivialità delle differenze! E come sia la vita ad interessare a Dio. Ed è stato bello che, oltre alla presenza del vicario generale, del vicario foraneo, di altri presbiteri, ci fossero anche dei missionari a dire il respiro del mondo, il sindaco a dire la presenza della città, gli anziani e le suore del Boccone del povero a rendere presente l’altra Porta santa della carità per la città che sarà aperta il 24 dicembre. E durante l’anno, tra le celebrazioni giubilari, vi saranno le messe per la città nel cantiere educativo Crisci ranni, a dire la presenza nelle periferie della vita e della storia. Durante l’anno i pellegrini potranno partecipare ogni sera alle 20 ai vespri o venire a gruppi per vivere un momento di preghiera arricchito dalla testimonianza di come la misericordia di vive nella Casa e di proposte diverse di volontariato. Ed appuntare su un quaderno le loro risonanze …, iniziando con il messaggio di una delle operatrici della Casa assente perché impegnata nel Corso del progetto Policoro : «Vi penso con affetto in questo giorno così importante per la nostra Casa. Mentre ero in basilica, a Roma, dopo essere passata dalla Porta santa di San Pietro, pensavo a che fortuna avrò in questo anno. Riuscire a passare dalla porta santa quasi quotidianamente non è cosa da poco!! È una carezza di incoraggiamento, un abbraccio nello sconforto, un olio che lenisce le ferite che troppo spesso la vita ci infligge. Ieri sera, ad Assisi, durante la veglia un frate diceva: "il rischio che spesso corriamo è quello di fare le cose di Dio, senza Dio; con il cuore di riserva". Forse allora la porta santa per noi che operiamo in questa Casa potrebbe essere il motivo in più per ricordarci di fare le cose non per Dio ma CON DIO».

La Casa don Puglisi

 

BOCCONE DEL POVERO -  Aperta la Porta santa della misericordia

 

C’era tanta luce e tanto calore la sera del 24 dicembre al Boccone del Povero di Modica, soprattutto dentro il cuore. Con tanta gente convenuta per l’apertura della terza Porta santa della misericordia di Modica, dopo quelle del Santuario della Madonna delle grazie e della Casa don Puglisi, presso questo luogo in cui con dedizione tanto grande quanto silenziosa le Suore Serve dei Poveri ospitano gli anziani. Il rito, semplice e commovente, è stato presieduto da don Enzo La Porta, guardiano dei padri Cappuccini, ed erano presenti anche il vicario foraneo don Umberto Bonincontro, altri presbiteri, il Sindaco Ignazio Abbate. Dopo l’apertura della Porta santa – in cui è scritta l’espressione cara al fondatore delle Serve dei poveri, il beato Giacomo Cusmano: “Carità senza limiti! – è stata celebrata in modo sentito e solenne la Messa del Natale. Mentre si ascoltava nella prima lettura «Non mi darò pace finché non sorga come stella la giustizia» e «Tu, Gerusalemme, mai più sarai detta abbandonata ma sarai chiamata “mia gioia”», veniva da pensare come la Parola di Dio precisava il senso di questa Porta santa della città: non darsi pace finché tutti gli anziani non siano detti più «abbandonati» ma - per le cure dei familiari, dei vicini, della città tutta con le sue istituzioni e il volontariato che rinasce gratuito e generoso nel cuore dei giovani - «mia gioia!». E quanto alla «lampada del Signore che sempre arde», altra immagine della prima lettura, veniva da pensare alla dedizione nascosta ma totale delle suore del Boccone del povero, unitamente alle altre suore presenti – le vicine Suore Carmelitane missionarie – e ai padri Cappuccini – anch’essi presenti. Don Enzo La Porta all’omelia ha ulteriormente precisato, citando papa Francesco, che la Porta è solo un segno, segno di Cristo Porta di salvezza per ogni uomo e segno delle porte del cuore che sono chiamate ad aprirsi al fratello. E ha sottolineato come, nel radunarsi in questi momenti di uomini delle istituzioni ma anche semplici cittadini, dobbiamo ricordarci che sempre ognuno deve rappresentare l’intera città, città che i credenti devono abitare come i primi cristiani testimoniando di essere «un cuor solo e un’anima sola», e così aiutare tutti a crescere in umanità. La celebrazione si è conclusa con la preghiera a Maria Madre della Misericordia, a cui è intitolata la cappella dell’Istituto, ma ora continua nei pellegrinaggi: essi saranno non solo rituali, ma una sosta per ricomprendere il senso vero della vita che si ritrova nella compagnia perché nessuno resti solo e abbandonato. Il “boccone del povero” oggi diventa l’affetto che sapremo dare, che sapremo darci: perché tutti abbiamo bisogno – come diceva San Francesco – di «usarci misericordia gli uni gli altri», misericordia che si vive nella misura in cui ci si accorge di un Dio che ci ha salvato donandosi a noi senza riserve.

 

Maurilio Assenza

 

In allegato l'inserto di Vita Diocesana sulle porte sante della nostra diocesi.

 

 

 

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