Un paese ricco da morire

REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO

 

Le parole del titolo sono una citazione dell’attivista congolese John Mpaliza, una contraddizione che ci invita a riflettere e deve rimanere incisa nella nostra mente.
Si ricorda per non dimenticare, anche quando le vicende si ripetono e diventano routine del già lo sapevamo. E’ un dovere della memoria perché tutto non scada nell’indifferenza.
Le ultime notizie tratte dal giornale Nigrizia, ci raccontano del Congo belga come di un Paese che si posiziona al primo posto per il movimento di sfollati interni superando la Siria. Il fenomeno riguarda soprattutto il Nord Kivu con 837.000 persone che abbandonano la regione in cui vivono per spostarsi in luoghi della nazione più sicuri. Le risorse minerarie e naturali che fanno gola principalmente alle industrie elettroniche di tutti i paesi sviluppati, come ben sappiamo, stanno alla base dei conflitti.
Eppure qualcosa si è mosso, ma a quanto pare non è servito: il regolamento approvato ad aprile dall’Unione europea sui minerali insanguinati si rivela molto fragile in quanto le lobbies lo controllano e nello stesso tempo è stato categoricamente rifiutato dal neopresidente degli USA Trump.
Così continuano gli esodi e la violazione dei diritti umani miseramente franati in fosse comuni dove sono sepolti centinaia di civili. Il tutto sotto gli occhi di una Monuc, la cui presenza rivelatasi quasi inutile, sta diminuendo per decisione dell’ ONU. Il Congo è abbandonato a se stesso, ad un governo, peraltro di transizione, incapace e sottomesso a quelle nazioni che favoriscono l’instabilità politica, la corruzione e le lotte endemiche per agire indisturbate e rubarne senza ritegno le immense ricchezze.
Un’inquadratura fissa, una situazione di stallo che preoccupa sempre di più e si unisce a quelle della Siria, dell’Iraq, dell’Afghanistan e a quella dei profughi che sempre più numerosi solcano il Mediterraneo raggiungendo la terra promessa dopo inimmaginabili tormenti e perdendo, in molti casi, i propri cari o i compagni, inghiottiti dal mare.
I missionari chiedono una preghiera, la offriamo volentieri nella certezza che non rimarrà vana perché dall’alto un orecchio attento l’ascolterà. Tuttavia per essere efficace è necessario che tutti ancora una volta ci sforziamo di vivere nella consapevolezza che ricordare quaggiù significa tendere le mani e accogliere chi fugge dalla morte per cercare speranza, perché altro sangue non sia più versato.

 

Un paese ricco da morire